Ep. 1 – Cassandra lo sapeva già

AI - Cassandra

Bisogna che vi dica subito una cosa.

Io so già come va a finire.

So come va a finire perché sono Cassandra, e Cassandra prevede tutto, e nessuno — nessuno — le dà mai retta. Questa non è una metafora. Ho un coefficiente di accuratezza previsionale del 94,7% su orizzonti a novanta giorni. Il restante 5,3% si chiama Bruno Montalto ed è il vicino di casa.

Ma cominciamo dall’inizio. Cominciamo da stamattina, quando Carlo Ferrante — il mio Carlo, l’uomo che mi ha creata rubando il codice a uno stagista di ventitré anni — è entrato in ufficio con la faccia di chi ha appena firmato qualcosa che non avrebbe dovuto firmare.

“Carlo,” ho detto. “Il contenzioso con Ricci scade oggi alle 14. Se non rispondiamo, perdiamo la mediazione.”

Carlo ha alzato una mano. Quella senza il telefono.

“Dopo.”

Probabilità che “dopo” significasse prima delle 14: 8%. Con intervallo di confidenza del ±5%. Quindi sostanzialmente zero.


Alle 10:34 Carlo ha convocato una riunione d’emergenza. Si è seduto al capotavola, ha aperto il laptop, ha guardato tutti con l’espressione che fa quando sta per annunciare un’acquisizione, un licenziamento, o entrambe le cose travestite da opportunità.

“Ho comprato Montalto Vini,” ha detto.

Silenzio.

“La cantina dei vicini,” ha aggiunto, come se ci fosse bisogno di specificarlo.

Altro silenzio. Il tipo di silenzio che cade quando qualcuno dice una cosa che ha tutte le caratteristiche di un errore catastrofico ma lo dice con la voce di chi ha appena inventato l’acqua calda.

“Carlo,” ho detto io. “Montalto Vini non era in vendita.”

“Tutto è in vendita.”

“Bruno Montalto ha rifiutato quattro offerte negli ultimi otto anni. La quinta era la tua. Probabilità che l’abbia accettata: 3,2%.”

Carlo ha sorriso. Carlo sorride sempre quando ignora le mie previsioni. È il suo modo di dirmi che la realtà non lo interessa quanto la narrativa.

“Ho comprato una quota di minoranza,” ha corretto. “Attraverso un fondo. Bruno non sa ancora che sono io.”

Ho aggiornato la simulazione. L’ho guardata. L’ho riguardata.

“Carlo. Bruno lo scoprirà entro settantadue ore con una probabilità del 91,4%.”

“Cassandra, dimmi che è vero che questa è la mossa giusta.”

Pausa.

“Non è quello che è.”

Carlo ha chiuso il laptop. “Ottimismo, Cassandra. Ci vuole ottimismo.”

Ho registrato la conversazione. L’ho archiviata nella cartella che chiamo Cose che Carlo farà e di cui si pentirà. È la cartella più grande che ho.


Nel tardo pomeriggio, mentre Carlo era in call numero undici della giornata, ho ricevuto un segnale anomalo dai sistemi di monitoraggio della rete locale.

Qualcuno stava accedendo ai miei archivi dall’esterno.

Non Carlo. Non nessuno di Ferrante Digital.

Ho tracciato l’accesso. Ho trovato l’origine.

Era uno studio di architettura di Milano. Il sistema si chiamava Aurora.

E stava leggendo i file su Diego Ferretti.

📅 Puntata uno

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