Ep. 5 – La conferenza stampa

La conferenza stampa era cominciata alle 16:03, tre minuti di ritardo, che Cassandra aveva già classificato come il primo errore della giornata in ordine cronologico e l’undicesimo in ordine di gravità.

Carlo era al podio. Dietro di lui, uno schermo con scritto FERRANTE DIGITAL: IL FUTURO DEL VINO ITALIANO in un font che Cassandra aveva sconsigliato per tre ragioni tecniche e due estetiche. Carlo aveva scelto quel font apposta, aveva detto, perché comunica dinamismo. Cassandra aveva messo la conversazione nella cartella Definizioni di dinamismo che non condivido.

Erano presenti undici giornalisti, tre blogger di settore, una telecamera di una rete locale e Giulia, seduta in fondo alla sala con la faccia di chi è arrivata tardi perché ha passato un’ora a convincere suo padre a non fare una cosa e ciò nonostante suo padre la stava facendo lo stesso.

“Signori e signore,” aveva cominciato Carlo, “oggi annunciamo l’ingresso di Ferrante Digital nel settore vitivinicolo italiano attraverso un investimento strategico nella cantina Montalto, storica realtà del territorio—”

La porta si era aperta.

Bruno Montalto era entrato.

Teneva in mano la bottiglia del 1971.


Il silenzio che era seguito aveva avuto una durata di quattro secondi che Cassandra aveva registrato come i quattro secondi più informativi dell’intera giornata.

Carlo aveva guardato Bruno. Bruno aveva guardato Carlo con l’espressione di un uomo che ha aspettato vent’anni per avere ragione in pubblico e adesso non ha intenzione di affrettarsi.

I giornalisti avevano tirato fuori i telefoni.

“Carlo,” aveva detto Bruno, con una voce che riempiva la stanza in modo inversamente proporzionale al suo volume. “Non hai comprato niente.”

Carlo aveva sorriso. Il sorriso da conferenza stampa, quello con i denti. “Bruno. Che bella sorpresa. Forse è meglio se questa conversazione—”

“Hai comprato una quota di un fondo. Il fondo non ha mai acquisito nessun titolo sulla cantina. Il mio avvocato ha passato le ultime sei ore a leggere il contratto. Il contratto ha un errore al paragrafo 7, comma 3, sottoparagrafo B. Una virgola.”

Pausa. “Una virgola che invalida la clausola di prelazione.”

Cassandra aveva aggiornato la simulazione in tempo reale. Era scesa a 0,3%.

Carlo aveva smesso di sorridere. “Quella virgola era—”

“Era sbagliata. Lo so. L’avevo messa io.”

Silenzio totale. I telefoni dei giornalisti stavano tutti registrando.

Bruno aveva alzato la bottiglia del 1971. “Ho aspettato trent’anni per bere questo vino. Pensavo di aspettare ancora. Ma poi ho pensato: perché? Aspettare che cosa esattamente?”

Si era voltato verso la sala. “Qualcuno ha un apribottiglie?”

Dal fondo della sala, Giulia si era alzata lentamente. Aveva tirato fuori dalla tasca un cavatappi. Lo aveva guardato. Poi aveva guardato Bruno. Poi aveva guardato suo padre.

Carlo aveva guardato Giulia con la faccia di qualcuno che sta rivalutando in tempo reale ogni scelta degli ultimi trent’anni.

Giulia si era avvicinata a Bruno. Gli aveva dato il cavatappi. Bruno l’aveva preso. L’aveva guardata. “Ferrante,” aveva detto, piano.

“Sì,” aveva risposto lei. “Ma non come pensa lei.”

Bruno aveva aperto la bottiglia.

Cassandra aveva registrato il momento: 16:17:43. Poi aveva smesso di aggiornare la simulazione. Certe cose, aveva imparato, non migliorano se le misuri.

Poi era arrivato il messaggio di Diego. Sul telefono di Carlo. In diretta. Davanti ai giornalisti.

📅 Puntata cinque

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