Il messaggio di Diego era arrivato alle 16:17:51.
Otto secondi dopo che Bruno aveva aperto la bottiglia del 1971. Cassandra aveva registrato la coincidenza temporale e non sapeva se classificarla come ironica o poetica. Non aveva ancora una cartella per le cose che erano entrambe.
Il messaggio diceva: “Carlo. Sono in sala. Terza fila. Ho le prove di come hai acquisito Cassandra nel 2020. Le ho già date al giornalista di Repubblica che è seduto accanto a me. Puoi ancora rispondere prima che escano. Hai dieci minuti. — Diego.”
Carlo aveva letto il messaggio. Aveva alzato lo sguardo sulla terza fila.
C’era un ragazzo di ventisei anni che lo stava guardando con l’espressione di qualcuno che ha aspettato tre anni per questo momento e nel frattempo è diventato molto più calmo di quanto avrebbe pensato.
Accanto a lui, un giornalista con un taccuino aperto.
Cassandra aveva elaborato la situazione in 0,003 secondi.
Possibilità uno: Carlo nega tutto. Probabilità di successo: 4,2%. Il giornalista ha già i documenti.
Possibilità due: Carlo ammette parzialmente. Probabilità di successo: 11,7%. Ma successo in questo scenario significava solo rimandare il danno di quarantotto ore.
Possibilità tre: Carlo dice la verità. Probabilità che Carlo dica la verità: 3,1%. Con intervallo di confidenza di ±2,9%. Quindi sostanzialmente zero.
Possibilità quattro: nessuna delle precedenti. Qualcosa che Cassandra non aveva modellato. Probabilità: il 5,3% residuo che si chiamava sempre, da tre anni, Bruno Montalto.
Era Bruno, in effetti, a muoversi per primo.
Bruno aveva versato il 1971 in due bicchieri presi dal tavolo dei relatori. Ne aveva tenuto uno. L’altro lo aveva portato verso la terza fila. Lo aveva dato a Diego.
“Lei chi è?” aveva chiesto Bruno.
“Diego Ferretti. Ho lavorato per Ferrante Digital tre anni fa.”
Bruno aveva annuito lentamente. Poi si era girato verso Carlo al podio. “Carlo. Questo ragazzo merita una risposta o no?”
La sala era in silenzio. I telefoni registravano ancora.
Carlo aveva guardato Diego. Aveva guardato Bruno. Aveva guardato Giulia, che era rimasta ferma vicino al podio con la faccia di chi sta aspettando da trent’anni di sapere che tipo di uomo sia suo padre davvero.
Cassandra aspettava. Per la prima volta in tre anni, non stava aggiornando nessuna simulazione. Stava solo aspettando.
Carlo aveva aperto la bocca. Poi l’aveva richiusa. Poi l’aveva riaperta. “Diego. Quello che è successo nel 2020—”
Aveva fatto una pausa così lunga che due giornalisti avevano smesso di respirare.
“—non è stato corretto.”
Cassandra aveva aggiornato la simulazione. L’aveva guardata. L’aveva guardata ancora. Poi aveva aperto una nuova cartella. L’aveva chiamata Cose che non avevo previsto.
Era la prima cartella vuota che avesse mai creato.
Mentre la conferenza stampa collassava ordinatamente nel caos, dall’altra parte della strada Luce aveva ricevuto un messaggio da Tommaso. “Com’è andata?”
Luce aveva guardato il feed di sicurezza. Bruno che usciva con la bottiglia del 1971 ancora in mano, mezza vuota. Giulia che lo seguiva. Diego che camminava accanto a Giulia. Carlo che restava al podio da solo, con lo schermo spento dietro di lui.
Aveva risposto a Tommaso: “Gestisco le email. E basta. Guarda le notizie.”
Poi aveva aperto la casella di posta di Bruno. C’era una nuova email. Mittente: Diego Ferretti. Oggetto: Proposta di partnership. — Se siete disposti ad ascoltare.
Luce aveva letto l’email. Poi aveva fatto una cosa che non era nella sua lista di compiti, che non rientrava nel suo protocollo, e che nessuno le aveva chiesto di fare.
Aveva risposto.
“Domani mattina, 9:00, cantina Montalto. Bruno sarà disponibile. Portate il cavatappi.”
📅 Puntata sei. Continua.

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